martedì 26 luglio 2011

HABANA di Reinhard Kleist

Di libri così ormai se ne fanno parecchi da un po' di tempo, soprattutto in Francia, Spagna e Germania. Ora si sta cominciando anche da noi, perchè ormai il fumetto d'autore non sa più che raccontare e si rivolge al proprio ombelico; perchè cosa c'è di più ombelicocentrico, egocentrico e narcisistico di dare alle stampe un proprio diario; che sia di viaggio o di chissà cos'altro, poco importa. Certo la differenza è chi lo fa e come si fa, oltre del perchè: dell'urgenza per dirla tutta.
Comunque, vedrete: sarà la moda fumettistica italiana del 2012!
Nel caso di questo HABANA, disegnato talmente bene da farti cadere la mascella, rimane solo da dire che dall'autore di CASH era lecito aspettarsi qualcosa di più, o forse no, perchè proprio la forma diaristica non prevede una "storia", ma in questo caso solo un punto di vista da "turista", che l'autore racconta bene solo nell'ultimissima parte, nella quale si dichiara confuso e incapace di comprendere Cuba e il socialismo in quanto non cubano.
Ecco l'errore: l'illusione di capire -attraverso un viaggio- e di far capire ai lettori -attraverso il proprio diario di quel viaggio- un posto altro, che quando si ritorna a casa si rimpiange perchè "esotico" (anche politicamente), ma con il quale non si farebbe mai veramente a cambio.
Uno sguardo "borghese", che la dice lunga sulla salute del fumetto tutto.

2 commenti:

  1. visivamente spettacolare ma narrativamente non regge il confronto con Guy Delisle

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  2. Vero, Delisle rimane al momento imbattuto!

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